Il diritto di accesso alle informazioni sanitarie sulla salute della madre biologica non è illimitato

di Federica Simonelli

Focus sulla sentenza Cass. civ., I, n. 22497 del 09/08/2021

La Prima Sezione civile della Suprema Corte di Cassazione ha statuito che la domanda di accesso alle informazioni sanitarie sulla salute della madre rimasta anonima, da parte del figlio biologico, deve essere motivata non solo da un’esigenza di tutela del diritto all’identità personale, bensì dalla necessità di venire a conoscenza di eventuali patologie ereditarie trasmissibili.

Detta necessità è ulteriore e distinta rispetto a quella di puro accesso alle proprie origini, avendo come finalità la tutela della vita o della salute del figlio biologico o di un suo discendente.

Nell’operare un delicato bilanciamento tra il diritto all’anonimato della madre naturale e quello del figlio a risalire alle proprie radici, la Corte di Cassazione ha ritenuto meritevole di accoglimento tale domanda di accesso alle informazioni, pur restando fermo il diritto della madre a restare anonima.

Non deve ritenersi ammissibile, dunque, un accesso indiscriminato alla documentazione clinica, ma è legittimo l’accesso ai dati sanitari nel rispetto delle cautele necessarie alla tutela della riservatezza e al rispetto della dignità della madre biologica (art. 93, co. 3, D. Lgs. n. 196 del 2003).

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